9Bpalma.gif (2680 byte)

Il vostro più grande nemico è la vostra anima inferiore sotto le vostre costole
 
 
il profeta

 

.

Sul pentimento

Nel cristianesimo cattolico esiste il sacramento della penitenza dove il fedele chiede perdono a Dio dei suoi peccati davanti ad un ministro del culto. Il cristianesimo protestante ha abolito questo sacramento giudicandolo estraneo al vangelo: il "perdonate settanta volte sette" (per dire sempre) ha, secondo i protestanti, un significato generico e non istituisce di per sé nessun rito, ma è stato inserito per un controllo burocratico dei fedeli. Nell'Islam che non ha ministri del culto ma solo teologi, ogni musulmano chiede perdono a Dio direttamente dei suoi peccati. A prescindere da fatti patologici in cui c'è chi si sente sempre in colpa e chi non la sente affatto, il peccato per ogni religione è una infrazione alle regole di cui è depositaria, quindi il senso di colpa è appreso socialmente per aver sviato dalle normative. E' associato ad un senso di vergogna, un sentimento anch'esso appreso, in cui la società disapprova l'individuo che sbaglia. Poi ogni individuo aggiunge altri elementi di tradizione famigliare o di gruppo che lo fanno sentire in pace o meno con la sua coscienza sociale. Anche se la richiesta di perdono è configurata verso Dio in realtà è rivolta verso la società che condivide certi valori, questo perché si dice che Dio stesso ha dato queste regole. Per vedere se è la società o Dio (questo vale per i credenti)  ad aver dato queste norme basta studiare i testi sacri , vuoi il Vangelo, il Corano o l'Antico Testamento. Il peccato imperdonabile per le religioni è sovente l'apostasia, ossia il rinnegamento della propria religione, e ciò è chiaramente un artifizio nato dall'esigenza di conservare un'unità di gruppo. Imperdonabile è solo tradire il Sé, la  ricerca del Vero. In tal senso si può essere miscredenti nella religione nativa pur assecondandone formalmente i doveri e le credenze esteriori.

'Abd al-Qadir al-Jilani sufi illuminato  (1078-1166) scrive "l'amore divino non pulserà dentro di tè finché la tua individualità egoistica non sarà morta e ti avrà abbandonato"Ed è questo egoismo che impedisce di riconoscere l'Unità Divina: chi ha Fede chiede perdono dal profondo del suo essere ogni volta che associa qualcosa a Dio a cominciare da se stesso, un moto proprio in cui lo specchio del cuore chiede di essere puro e pulito per riflettere l'Unità. Facciamo continuare il maestro: "prima di tutto ti devi liberare dall'anima inferiore che ti istiga al male; avrai acquisito allora una coscienza parziale, anche se continuerai a commettere dei peccati, avrai un sentimento di autoriprovazione, ma ciò non basta ancora. Devi andar oltre per raggiungere la stazione in cui la verità di ciò che è giusto è sbagliato ti sarà fatta conoscere mediante svelamento intuitivo ...Devi aver cura ...(di andar oltre) il pentimento comune, un pentimento esteriore, che non raggiunge la radice del peccato: E' come se tali persone cercassero di liberare un campo dalle erbacce radendo la superficie, senza estirpare le radici, agendo in tal modo, costoro non fanno altro che aiutarle a crescere più forti.Colui che invece si pente conscio dei suoi errori, costui estirpa fin alla radice la sua pianta perniciosa.Quando questa è divelta, si dissecca e non può più ricrescere.La zappa che consente di estirpare la radice, causa del proprio peccato, è l'insegnamento che si apprende da un vero Maestro" Un maestro ossia che conosca la natura delle devianze ed i modi per correggerle, che abbia ritrovato l'unità e la via per ritrovarla nei frammenti di una vita dissipata nelle illusioni, nelle passioni, nei condizionamenti esteriori. Un maestro dalle parole vivificate che riflettono l'Unico Maestro, il Sé:" La parola del timor di Dio non è altro che la frase "non c'è Dio all'infuori di Dio". La fonte da cui si riceve questa parola deve essere purificata e mondata da da tutto quanto è altro che Dio, e chiunque la riceve deve essere in grado di discriminare tra le parole di colui che ha un cuore purificato e quelle pronunciate dalla lingua dell'uomo comune. Questo ricettacolo deve altresì essere consapevole del modo in cui la parola viene pronunciata, poiché le parole che hanno lo stesso suono possono significare cose completamente differenti: è impossibile che una parola proveniente da una fonte pura sia la stessa di quella che viene da un qualsiasi altro luogo" (brani tratti dal Sirr al-asrar)

 

1bottone.gif (599 byte)