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ANIMALITA' E SPIRITUALITA' NELL'UOMO

Questa è la stesura definitiva del saggio analogo di Nazzareno Venturi  pubblicato sulla rivista “sufismo” (anno 3 II trimestre 2009)

“L'uomo venne dapprima nel regno delle cose inorganiche, di là passò poi nel regno vegetale, senza ricordarsi della sua condizione precedente. E, quando passò allo stato animale, non ricordò più il proprio stato in quanto pianta...poi l'uomo è entrato nello stato umano; delle sue prime anime non conserva affatto memoria, e di nuovo si trasformerà... “ Così Jalal ad-Din Rumi (1207-1273 ) esemplifica la complessità dell’essere umano, oggi diremmo la sua memoria genetica e le sue potenzialità evolutive. Dimenticare la condizione precedente significa che una realtà è diventata inconscia ma  la sua presenza continua ad agire . I sufi hanno chiamato col termine  nafs l’inconscio specificandone le variegate differenziazioni  nella mente umana tra le quali  le pulsioni istintuali, le emozioni e tutti i processi psichici condivisi dall’uomo con gli altri animali. Sezionando il cervello umano si individuano tre stratificazioni corrispondenti a precisi loci: il cervello del rettile ( che oltre regolare le normali attività biologiche di sopravvivenza come quello delle ghiandole endocrine e del battito cardiaco è anche alla base di pulsioni quali l’attacco e la fuga), del mammifero coincidente col sistema limbico ( il quale coordina l’emozionalità , gli atteggiamenti sociali e gerarchici di difesa territoriale o di  sfida per l’affermazione nel branco nonché la difesa e l’accudimento della prole) e quello propriamente umano in relazione alla corteccia cerebrale , la rete neuronale (detta grigia perchè questo è il colore che assume nei cervelli conservati) capace di programmare i comportamenti e imparare dalle proprie esperienze e dagli altri. Tra siffatte strutture quest’ultima, pur non assente negli altri mammiferi, nell’uomo è così sofisticata da generare elaborazioni culturali tali da porsi in conflitto con quelle precedenti, ossia detto in soldoni, si determina una contrapposizione tra l’istinto (eros) e  la civiltà da porsi all’origine di diverse nevrosi e devianze psichiche e sociali. La riflessione sullo sdoppiamento umano ha anche originato non solo svariati studi psicologici da Freud a Reich e sociologici  ma una vasta letteratura, penso al dottor Jekyll e mister Hyde o a Frankenstein, alla cui base c’è  una mitologia in cui il male investe la corporeità e l’istinto (la natura appunto, il Dio Pan con le corna caprine)  sempre sul punto di travolgere l’uomo educato a forme civili.

Nell’Islam questa contrapposizione è stata meno sentita vuoi perché non c’è stata una ideologica repressione degli istinti  in chiave sessuofobica , vuoi perché miti come quello del peccato originale e della caduta non hanno nel Corano una rilevanza ideologica, miti capaci di evocare e produrre  una conflittualità tra il sentito istintuale e le esigenze normative esteriori, tra uno stato naturale innocente ed uno corrotto dal peccato. Oltre ciò, soprattutto, perché nell’Islam la ricerca scientifica (a cominciare dallo studio anatomico sezionando i cadaveri, vietato nei paesi europei non islamici) è stata generalmente libera di esprimersi, non c’era insomma la paura che il  trovare la verità del mondo naturale potesse sconvolgere i credi ideologici su cui si impostava il vivere quotidiano e gli assetti politico sociali. Il Corano stesso sprona a ricercare la verità su tutti i piani dello scibile e benedice il legittimo amore sessuale tra le coppie. “Nel nome di Dio misericordioso misericorde” :cosi iniziavano nell’Islam ugualmente i trattati scientifici e le narrative erotiche. E fare tutto ciò in nome di Dio non significava già allora accompagnare teologicamente uno studio scientifico nel sospetto che i criteri di indagine potessero portare a chissà quali mostruose negazioni spirituali, ciò accadeva solo in certe circostanze storiche per prudenza nei confronti dei fanatici, individui bloccati a uno stadio infantile, impauriti dal solo pensiero di essere staccati da un senso di identità costruito su sicurezze fiabesche e convenzionali, persone dunque bisognose di essere tranquillizzate che non c’è pericolo a mettere il naso fuori casa. Il Corano chiarisce come la lettura di certi suoi brani (a cominciare dai paradisi di latte e miele) è appunto allegorica e leggendaria invitando nel contempo a coltivare le scienza, che il sangue del sapiente vale più di quello del martire. Così nell’ambito scientifico e in quello mistico la ricerca andava avanti con la consapevolezza che l’uomo fa parte di un mondo naturale dinamico, interagente e in divenire  “Gli organismi viventi hanno prodotto un’anima animale.   Per la Sua grazia Dio vi aggiunse  la ragione ” ( Sultan Walad “la parola segreta psiche pag.226”).

Uno studio pubblicato dall’edizione italiana di  scientific american (febbraio 2009) di Neil H.Shubin (anatomista e paleontologo dell’università di Chicago)  indaga sul perché nell’organismo umano ci siano meccanismi biologici desueti e contorti all’origine di vari disturbi dalle ernie al singhiozzo. Tra gli esempi questo mi sembra esaustivo: perché mai il cordone spermatico compie  giri strani su e giù per la pelvi quando dovrebbe essere diretto tra i testicoli e l’uretra? Ecco la memoria, di cui già parlava Rumi, degli stati precedenti che il corpo conserva (così i cetacei pur somigliando ai pesci mantengono strutture, come gli arti inferiori modificati in pinne pettorali, a testimonianza di un passato terricolo). Questo processo trasformativo, con tutti i suoi momentanei difetti,  per i sufi comunque si svolge nelle leggi  lasciate da Dio nell’universo le quali danno senso e direzione al caso. Ogni imperfezione apparente sarà risolta dalla meccanica stessa del cosmo e della vita. Anche valutando la casistica delle nascite umane con gravi malformazioni (la cui descrizione può inorridire alcuni) non si dimostra la cecità della natura, matrigna di leopardiana memoria, ma solo gli effetti delle leggi fisiche e biologiche. Così come nella materia così nello spirito (e quanti mali apparentemente assurdi hanno disseminato la storia) i sufi individuano una trama significativa per quanto inconscia ai più. E’ certo una questione di fede ma anche di buona osservazione, non a caso il Corano e il Vangelo sottolineano l’importanza di interpretare i segni della vita.

Il miracolo della creazione per il sufi si rinnova in ogni istante perché Dio è sempre all’origine dell’intelligenza, dell’architettura dell’universo, oltre il prima ed il poi. L’aspetto mistico, nel contempo, non  fa loro dimenticare che la vita è anche una grande catena alimentare in cui l’uno mangia l’altro e che tra gli stessi uomini, non solo nei tempi preistorici ma in qualche giungla del presente, c’è  chi vede il suo simile in termini di calorie fornibili , come una bella bistecca insomma.

Pensare il mistico e precipuamente il sufi come un asceta nel mondo delle nuvole, un visionario incapace di sopportare gli aspetti più crudi  della realtà fenomenica è fuorviante. I sufi hanno coltivato le scienze naturali immettendo le basi di un pensiero dimostrativo e il principio di verificabilità, a loro si deve l’istituzione delle prime università in Europa, il diritto al libero pensiero, lo studio scientifico della psiche sottraendolo alla teologia esorcistica da cui i primi manicomi inoltre queste basi permetteranno  il fiorire del rinascimento e dell’illuminismo (il detto libertà, uguaglianza e fraternità era usato nelle confraternite e nei movimenti di ispirazione sufi, come i fratelli uniti nella purezza). Sviluppare il senso mistico quanto l’indagine oggettiva della realtà è stata una prerogativa dei sufi. Sintetizzo ex abrupto un concetto organizzato da Alexander Lowen (al quale va dato il merito, con altri, di aver spostato l’attenzione psicoterapica sulla somatizzazione delle devianze, dei traumi e complessi psichici) : l’uomo ha ereditato dai vermi la sua struttura metabolica, in fondo è  un verme che ha imparato la stazione eretta e a camminare. Per chi non riflette sull’anatomia può essere motivo risibile, eppur si ride con una bocca che con un lungo tubo digerente scende giù fino all’ano ( il verme è solo un tubo digerente) : lo scheletro è la sua armatura e gli arti servono al sistema perché vada a procurarsi il cibo.  L’uomo visto in questa prospettiva, come un lombrico con qualche accessorio,  non fa una gran bella figura ma nel contempo Lowen  cerca di liberare quel senso di amore mistico che spiritualizza realmente il corpo,  prima bloccato, tra l’altro, dalle coazioni del bigottismo e del dogmatismo. Il principio di realtà va colto anche nel suo valore terapeutico  sia  nell’orizzonte fenomenico come in quello spirituale seppure quest’ultimo non possa essere dimostrato oggettivamente ma sentito, comunque sempre una evidenza. In sintesi il mistico vive  pienamente e liberamente nell’intelligenza e nel cuore godendo di un flusso continuo di significati  e di ricchezza di sentimenti, anche in un mondo materialistico e consumistico in cui il solo pil veramente in crescita è costituito dagli stati depressivi. Evidentemente nella vita c’è altro da ricercare e da attivare per sentirsi realizzati.

I miti antichi rielaborati dalla Torah  immaginano Dio  plasmare l’uomo dall’argilla e in ciò  c’è chi vede una distanza incolmabile con  la scienza  ma se c’è proprio un modo fiabesco, diretto a un bambino, per spiegargli nel miglior modo quale è la base dell’uomo è proprio questo: infatti l’uomo è fatto di terra al 100%, un composto di minerali, dal calcio delle ossa al ferro, l’idrogeno e l’ossigeno nel sangue.  A parer mio, l’intuizione inconscia che ha ispirato il mito coglie nel segno, in una immagine è descritta l’origine umana dalla trasformazione della materia e di più a un mito non si può chiedere : per i dettagli occorre altra procedura tecnica capace di individuare  gli sviluppi  del sistema nervoso, ossia di quanto ha reso questa specie progressivamente capace di domandarsi sull’origine del mondo fenomenico e di esserne emotivamente coinvolta come da un mistero senza fine.

Nel Corano 7I,14 è scritto “Egli vi ha creato in fasi successive” quando il termine viene da  tatauur che significa evoluzione (cfr.Gabriele Mandel, Il Corano senza segreti, Rusconi, pag.190 ). Nella immagine seguente troveremo  ancora l’idea del mutamento a partire dall’acqua, base anche secondo la scienza attuale della trasformazione degli aminoacidi nei primi organismi monocellulari: Dio ha creato ogni animale dall’acqua  ed eccone uno che si muove sul ventre, uno che cammina sulle zampe e uno che cammina su quattro. Dio crea ciò che vuole , Dio è onnipotente (24,45) .  Una inquadratura semplice ma perfetta delle modificazioni delle specie.  Anche questa volta il simbolo dell’acqua è pertinente al pari del precedente della terra, nessuna contraddizione tra religiosità e scienza . Questo cammino lungo le ere si ricapitola nel periodo della gestazione umana il quale avviene proprio nel liquido amniotico (come l’acqua che ha accolto i primi organismi): dalle divisioni della cellula iniziale a poco a poco si delinea la forma umana, prima con la sua codina, retaggio dei mammiferi. Da notare che le malattie o l’assunzione di sostanze nocive da parte della gestante durante queste fasi possono comportare l’interruzione o l’alterazione degli sviluppi somatici lasciando al feto caratteristiche di altre specie, ossia sequenze genetiche di tipologie precedenti (l’ontogenesi che ricapitola la filogenesi si ritrova anche nello sviluppo del sistema nervoso, da cui il testo di Romano e Rosellina Balbi, “lungo viaggio al centro del cervello”).

In una prospettiva religiosa, dell’Islam specificatamente, il manifestarsi della vita in tutte le sue forme non giunge per effetto del caso. La stessa selezione naturale si inscrive in una meccanica che rimanda a leggi preesistenti secondo un ordine intelligente, insomma alle meccaniche celesti cantate da  Battiato. Oggi sembra che con la manipolazione artificiale dei geni la vita non sia più in mano alla natura o alle leggi divine. Personalmente non credo  che l’ingegneria genetica debba ritenersi  una sfida all’ordine naturale come se  l’uomo si divertisse a fare Dio  alterando a piacimento le forme della vita: da quando esso scoprì l’agricoltura ha sfruttato i meccanismi selettivi scegliendo le caratteristiche  animali e vegetali ritenute più idonee. Certo  il suo potere sempre maggiore sulla natura lo ha messo di fronte a scelte  più difficili e rischiose dove la mancanza di responsabilità, sacrificando tutto all’utile immediato, potrebbe costargli la sopravvivenza sul pianeta. Comunque vada a finire l’uomo non crea la vita ma la modifica servendosi delle leggi che trova. Egli prosegue quanto la natura ha sempre fatto attraverso le mutazioni spontanee e gli adattamenti all’ambiente (il termine evoluzionismo in realtà è filosofico e teleologico, le modificazioni genetiche selezionate dall’ambiente possono semplificare i viventi se le circostanze lo impongono) in cui  il tipo più adatto sopravvive e trasferisce i suoi geni. Nel microbico tale processo si svolge a vista d’occhio, i virus e batteri cambiano costantemente anche per via dell’intervento sanitario umano (basti pensare alla penicillina una volta potentissimo battericida oggi in molti casi inefficace). Nei milioni di anni è la storia dei fossili a documentare il processo oppure lo studio della genetica dove ogni forma di vita condivide sequenze di DNA. L’essere umano porta il 98.5 % dei geni degli scimpanzé e in misura via via decrescente  degli altri mammiferi fino ai molluschi e alle piante . L’avvicinarsi o differenziarsi genetico permette di risalire alla variazioni degli esseri, alle tappe delle trasformazioni delle specie. Insomma il miracolo della creazione è documentato in milioni di pagine scritte nel tempo. La consapevolezza di Rumi  della continuità tra regno minerale, vegetale, animale ed umano non è poi così ovvia se si pensa che ancora pochi decenni fa questi aspetti della natura erano studiati a comportamenti stagni, ma  il sufi è nel tempo e non del tempo, tesaurizza la conoscenza essenziale e anticipa i suoi modi. Ibn Khaldun osservò perfino la parentela tra scimmie ed uomini e ne teorizzò l'evoluzione. Ciò, sia detto per inciso, non c’entra con la domanda se gli animali hanno un’anima infatti quest’ultima può essere colta solo se la struttura cerebrale è sufficientemente evoluta per questo. Anche l’uomo capace di  questa percezione spirituale può  esserne precluso per via di un trauma o di una malattia degenerativa del cervello come l’alzhaimer. Inoltre deve esserci una trasmissione culturale, una attivazione tale da permettere al cervello sia le acquisizioni culturali sia infine il misticismo. Un neonato privato di stimoli culturali crescerà come qualsiasi animale, anche peggio essendo  fuori dalle leggi e dagli affetti del branco. Ma l’uomo per i sufi non è un caso unico nell’universo. Il Corano già nella Fatiha denominando il divino “ Signore dei mondi” apre la possibilità interpretativa di pensare a creature sviluppatesi su altri pianeti fino a percepire l’Unico. Per Rumi comunque  non era importante speculare su come  le tappe evolutive si snodano fino a stati angelici , essenziale è la possibilità di ritornare col cuore in Dio, origine di tutte le cose.

Il modo visionario, intuitivo presente nei miti e nella letteratura poetica è come un sogno che rivela i processi inconsci ma deve essere decodificato in termini reali, negli eventi della vita, viceversa i segni nel mondo possono riportarci a significati spirituali. Tutto è simbolo. La prospettiva evoluzionistica di Rumi  non si cala su un piano meramente storico, nella linearità del tempo, ma in un presente eterno, principio comprensivo di ogni movimento temporale e spaziale. Essendo l’universo, per i sufi, senza un prima e un poi (ciò non esclude  infiniti big bang, di cui il nostro universo è un infinitesimo e relativo tassello), eterna e infinita manifestazione del divino, tutto si svolge  qui ed ora e da qui tutto ininterrottamente procede e ritorna (come non ricordare Plotino, dai sufi annoverato ad honorem uno dei loro?).

Sempre a mio modo di vedere, il linguaggio fantasy ricorrente nella letteratura sacra non solo non si oppone a quello scientifico ma in certi casi lo integra. Pensiamo a come la vita sulla terra sia potuta emergere rigogliosa grazie all’immagazzinamento della venefica anidride carbonica sotto forma di petrolio, carbone e metano liberando così sempre più ossigeno in una lenta opera durata centinaia di milioni di anni. L’uomo in pochi decenni con il suo mondo di macchine sta compiendo l’opera inversa bruciando ossigeno ed esalando carbonio. Sembra proprio di trovarsi di fronte la mitologia apocalittica  del drago o del demone imprigionato nell’abisso che viene risvegliato.  La visione ottimistica ed evolutiva di Rumi si scontra apparentemente dunque con un collasso ecologico già tangibile. Se si prova a uscir fuori  dal punto di vista antropocentrico in uno più imparziale, diciamo cosmocentrico, bisogna riconoscere che l’impatto dell’uomo sul pianeta è stato devastante.  Nel  suo ottimo libro “il mondo senza di noi”, il giornalista scientifico Alan Weisman ( (docente all’ university of Arizona),  immagina l’umanità estinta a causa del proprio agire disastroso dopo aver chiesto sempre più risorse ad una terra sempre meno in grado di darle:  la natura così, senza il gravame dell’uomo, riprende il suo corso cancellando nel tempo l’impero dei rifiuti: colossali residui di macchine, di asfalto, di cemento, di plastica, di materiali radioattivi… Se ciò accadrà Gaia (così chiamavano i greci la terra) risolverà il problema di una specie vuoi mal riuscita  vuoi rea di aver utilizzato male il suo libero arbitrio. Questo libro  è diventato un best seller forse anche perché  possedeva una funzione catartica come se l’uomo avesse cominciato a non sopportar più la sua  stessa invadenza sulla terra. Il cambiamento di rotta da un futuro di morte ,del resto, non può essere fatto da qualche scienziato illuminato ma da una consapevolezza di tutto il genere umano, un mutamento qualitativo non determinato dalla  selezione naturale ma  da un “imparato” di tutta la specie umana, da una acquisizione che entra nel suo dna, perfino i politici ne dovranno far parte.

L’uomo non è solo quell’avido animale narcisista e distruttivo, quell’essere da cui non c’è da aspettarsi qualcosa di buono dipinto dall’ignoto autore (ma dalla evidente impronta ellenistica dato il richiamo a un introspettivo esame di coscienza basato non sulla legge esteriore ma su una intima domanda di verità e giustizia) del poemetto biblico dell’ecclesiaste (3.18-3.21) : Cohelet infatti  vede uomo e bestia finire allo stesso modo nella polvere, uno non migliore dell’altro avendo lo stesso soffio vitale. Non so cosa avesse in mente l’autore però mi immagino i momenti di sconforto ieri come oggi provati dalle persone di senno quando si imbattono nei massacri e nelle idiozie distruttive di massa  perpetuate lungo la storia, contraddicendo le indefinibili, tante sono, umane possibilità. Ma l’uomo ha saputo anche erigere le splendide cattedrali di santa Sofia e di notre dame de Paris,  ha scolpito i Buddha di Bamiyan e il Mosè con Michelangelo , dipinto  la vergine delle rocce con Leonardo e  scritto la Divina commedia con Dante  o il Mahtnavi con Rumi,  ha scoperto la relatività con Einstein e i quanti con Heisemberg,  si è sacrificato con Martin Luter King o con il cardinal Romero  per amore della giustizia   e avanti  l’elenco è interminabile. Arte, fede e giustizia hanno dato dell’uomo una immagine splendida di questa specie, una immagine che ha cominciato a manifestarsi secondo le testimonianze paleontologiche nel momento in cui stava estinguendosi a causa della glaciazione. Allora cominciano a emergere i primi manufatti artistici, la sepoltura, le religioni. Ma un altro salto evolutivo attende ancora l’uomo presagiva Rumi, forse proprio nel momento più grigio e critico della sua avventura su questo piccola  Terra, un luogo dei tanti nell’universo ma di cui, recita un adith, l’uomo deve essere custode della sua verde bellezza. Un uomo che non pensa più a aumentare di numero come le bestie (non è forse un ammonimento la fine dell’isola di Pasqua?) ma cerca la qualità del suo essere e del suo fare. Custode della “verde bellezza” come  ritrovamento non di una romantica armonia con la natura ma di un consapevole “ esserci “. Il pianeta   prima o poi sarà polverizzato da qualche evento astronomico ( probabilmente ben prima dell’esaurimento solare) ma è importante il suo custode, i sentimenti di bellezza e stupore che la natura libera e incontaminata suscita in lui per inconsci ancestrali riflessi. Custodi di un bene per una  intima realizzazione, di impulsi affacciati sull’infinito, oltre l’effimero. Chissà,  un passato bestiale di dominio, sfruttamento e sopraffazione potrebbe diventare un domani solo un remoto ricordo, ma ognuno in sé può iniziare adesso a incamminarsi per questa Via, e solo questo conta.

 

Nazzareno Venturi

 

 


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