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IL DIFETTO

 

Un pio allevatore di cammelli chiese di essere ammesso all'insegnamento di un vecchio maestro sufi. Questi lo fece sedere e continuò a fare le sue faccende in silenzio, osservandolo di tanto in tanto.  Passata un'oretta gli disse semplicemente che se non si liberava di un grave difetto non lo avrebbe mai accettato, difetto che avrebbe dovuto scoprire da solo. L'uomo passò giorni a interrogarsi ma non riusciva a trovare quale potesse essere questa ombra sulla sua anima finchè si decise di tornare dallo shaikh per chiederglielo. Anche questa volta prima di rispondergli stette in silenzio per diverso tempo continuando a ordinare degli scaffali. Di punto in bianco gli disse: "Ma lei non deve fare qualcosa?" E questi con il rosario in mano gli rispose "ora la cosa più importante è stare qui con lei". "Prima di andarsene, e lei deve andarsene in quanto c'è chi sta soffrendo  per la sua mancanza, mi dica quale è la prima cosa che fa da sveglio." "Sono il primo a entrare in moschea per pregare dopodichè vado a riempire le vasche d'acqua per i cammelli." Ecco il suo vizio. Prima pensi ai cammelli e quando essi sono in pace vada a pregare in moschea. Quando capirà cosa è la preghiera potrà ritornare da me". (Esiste una versione simile nella tradizione cabalistica in cui il maestro è rabbi Isaac Luria)

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COME VUOI FATTA LA TUA DONNA?

di Bernardino da Siena(1380-1444) semplificato in italiano corrente ed adattato.

C'è un paese dove le donne si maritano a pennello. Una volta ad un uomo che cercava moglie gli fu mostrata una bella fanciulla, scalza e senza niente in capo. Lui la squadrò rimanendo colpito dalla sua altezza,anche per il fatto che era piccolino. Gli dissero-ti piace?- altroché- rispose l'uomo. Ma la giovane, vedendolo così mingherlino replicò subito:- ma tu non piaci a me! E ben gli stette, perché se fosse stato solo per quello...Gli dissero infatti:-come la vorresti tua moglie?- La voglio temperata!- e tu che non esci mai dalla taverna non l'avrai! Allora come la vuoi fatta?- Non la voglio golosa!- Proprio te che sei sempre ad ingozzarti!Come la vuoi?-La voglio fattiva!-e tu sei un perdigiorno! Come la vuoi?- La voglio pacifica!- E tu che ti arrabbi per un nonnulla! Come la vuoi? -Ubbidiente - E tu che non hai mai dato retta anche alle cose più sagge e ragionevoli di tuo padre e di tua madre. No non la meriti. Come la vuoi fatta?- Voglio che non sia mascolina! -Ed allora tu pensa a non essere effeminato! Come la vuoi? - Io la voglio compassionevole, bella, equilibrata capace d'ogni virtù - Ed allora ti rispondo che come tu la vuoi tu devi essere perché lei ti aspetta con le stesse qualità che vai cercando fuori di te. (Non si può trovare la saggezza se si è folli, un'anima cristallina e leggera se si è privi di ogni nobiltà interiore. Sublima dunque il tuo essere. Ed allora, nel meglio, vi incontrerete ed amerete. Solo allora.)

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BRANI DI YUNUS HEMRE (sec.XIII-XIV)poeta sufi

La Verità è come un immenso oceano e la Legge è come una nave fatta per lei. Molti sono coloro che sono entrati nella nave ma sono pure rimasti sulla riva...

Per quanto sia salda la struttura della nave quando le onde la percuoteranno la faranno a pezzi.

Quanto cerchi valicando montagne, frugando per terra, in affannosi lunghi viaggi è qui, non nell'insensato peregrinare...è in te la moschea ed il caravanserraglio,ma tu cammini a casaccio!

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E DOVE VANNO?

Due automobilisti aspettavano che si liberasse un posto. Quando ciò avvenne il conducente che era arrivato per primo con una lussuosa vettura, fece cenno all'altro che gli sarebbe spettato ma quello si infilò velocemente e dal finestrino della sua piccola utilitaria esclamò: il mondo è dei furbi! Per tutta risposta il primo ingranò la marcia schiacciando l'utilitaria contro il muro, poi dando all'altro il biglietto da visita disse: no, lei si sbaglia: è dei ricchi! C'erano anche due sufi ad osservare la scena. Che se lo tengano il loro mondo! disse il più giovane. Del resto non saprebbero dove andare aggiunse il più vecchio.

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IL CAMPIONE

Ogni popolo,si sa,ha i suoi difetti che poi sono quelli che fanno parte dell'umanità intera come degli individui. Ma in certi casi sembrano essere più pronunciati tant'è che nascono barzellette che giocano spesso proprio sulle esagerazioni. Fatti i debiti distinguo poiché tutto è relativo, si dice che scozzesi, ebrei e genovesi siano campioni d'avarizia. Un americano trovatosi con loro decise di metterli alla prova. Nonostante si fosse nel bel mezzo di una riunione importante fece rotolare una moneta d'oro sul pavimento: lestamente lo scozzese si lanciò verso di essa, l'ebreo cambiò direzione e fece bene perché la moneta gli andò a finire proprio tra le mani. L'americano prese sottobraccio il genovese che era rimasto impassibile a vedere la scena dicendogli: eppur si crede che voi non vi lasciate mai scappare qualcosa...E questo: Dopotutto appena ho sentito cadere la moneta dal tintinnio ho capito che era falsa! Morale? Bisogna proprio dire che quando un campione d'avarizia sembra essere disinteressato c'è sempre un motivo, e così per tutti i campioni d'ogni campo.

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IL LEADER CARISMATICO

Un seduttore, un abile manipolatore delle masse, sarà anche un leader come tanti, da Hitler a Mussolini e a Stalin, ma possiamo chiamare "carisma" l'abilità di ingannare le coscienze? Se il carisma si riduce al plagiare le persone l'umanità è messa male. Seguire, difendere e prendere come esempio un leader di tal fatta significa rinunciare alla coscienza. E' l'attrazione verso la verità, la bellezza e la giustizia, verso il bene che fa nascere il vero carisma, per intenderci quello di san Francesco, Avicenna,  Martin Luther King, Voltaire, Gustav Jung, Giovanni Falcone, Giovanni XXIII, madre Teresa di Calcutta, Einstein, Ghandi, eccetera.  Esseri umani e come tutti fallibili  coi loro errori, ma certo  non avevano quell'orrendo e patetico culto della personalità con tanto di inni ruffiani da gabbapopolo e leccapiedi al seguito, avevano insomma qualcosa di infinitamente più grande da coltivare. Non è necessario diventare famosi, anzi questo può essere un ingombro, ma conta solo  riempire la propria coscienza di significato, scegliere un'altro ordine di grandezze che non siano quelle meschine del potere e dell'avere. Se c'è, come credo sempre più profondamente, una intelligenza cosmica essa sarà riconoscente a chi si mette in un ordine di idee diverso da quello di consumare e buttare via la vita vanamente. Essa in fondo è l'unica guida esistente. Se invece si crede a un universo che sta lì per caso, si è anche liberi di conformarsi a questa realtà  stupida e senza senso (Nazzareno Venturi).

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PREGHIERA PER ANDARE CON GLI ASINI IN PARADISO

DI F.JAMMES(1868-1938) in prosa libera

(Premesso che umiltà significa consapevolezza dei propri limiti,della relatività di ogni condizione terrestre,e non ha nulla a che vedere con atteggiamenti masochisti o da cani bastonati ,possiamo leggere la poesia di Jammes per gustare un percorso descrittivo che si conclude con le stesse immagini paradisiache che ritroviamo nell'Oriente precipuamente islamico. Un concetto base ci guida,che la spocchiosità e la presunzione di possedere certezze e forze in realtà quantomai fragili, tipica degli asini recalcitranti di questo mondo, chiudono all'anima ogni trascendenza.L'asino è il nostro ego-nafs che deve diventare mansueto per non oscurare la dignità spirituale. Solo questi asini, simbolo di non attaccamento ad un mondo,di per sé misero ma ricco d'illusioni data la sua natura fenomenica,possono accompagnarci nel viaggio.Del resto la "povertà"è consapevolezza che nei confronti dell'Infinito Reale si è un nulla come nulla è ogni cosa .Umiltà che nell'Essenza fa splendere un paradiso .)

Quando dovrò venire a Te, mio Dio, sogno un giorno in cui la lieta campagna si cinge di un pulviscolo luminoso.Io vorrei,così come feci quaggiù, scegliere un sentiero per avviarmi a mio piacimento in paradiso, dove le stelle brillano in pieno giorno. Prenderò il mio bastone e andrò sulla strada Maestra e dirò ai miei amici asini: Io sono Francis Jammes e vado in paradiso poiché anche l'inferno è annientato dalla misericordia divina. Dirò: venite dolci amici del cielo sereno,povere care bestie che scacciate tafani, api e percosse con un brusco scarto d'orecchie.Fra questi animali voglio comparire al Tuo cospetto. Li amo perché abbassano il capo dolcemente e si fermano giungendo i piccoli zoccoli che muove pietà. Arriverò seguito dalla loro miriade di orecchie,seguito da quelli che portano ceste sui fianchi, da quelli che trascinano carrozzoni di saltimbanchi o carrozzelle di piumini e di metallo,da quelli che portano sul dorso bidoni ammaccati. Asine pregne come otri, dalla traballante andatura, da quelli a cui si infilano piccole brache per celare le piaghe livide e infette dalle mosche ostinate che si radunano a grappoli.

Mio Dio fa che con questi asini io giunga a Te, fa che nella pace, angeli ci conducano verso gli erbosi ruscelli che riflettono tremule ciliege, lisce come la pelle ridente di fanciulle. E fa che in questo soggiorno di anime, chino sulle Tue Acque divine, io sia simile agli asini che specchieranno la loro umile, dolce povertà nella limpidezza dell'eterno amore.

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CONVINZIONI NATE DOPO LUNGHE VERFICHE

Nel fortino c'era subbuglio. L'inverno si avvicinava e bisognava sbrigarsi per reperire la legna per il riscaldamento. Una volta accatastata una considerevole quantità di legname il sergente maggiore fece rapporto al capitano dei lavori eseguiti: Sarà forse sufficiente ma la prudenza non è mai troppa,l'nverno è duro da queste parti-disse quest'ultimo aggiungendo- C'è comunque lo stregone degli indiani che se ne intende in fatto di previsioni, vai da lui e chiedigli consiglio poi torna qui! Il sergente prese subito il cavallo e con un gruppetto di uomini si diresse verso il campo indiano. Una volta giunto,lo stregone lo portò su una collinetta dove cominciò a scrutare l'orizzonte, dopo una pausa di riflessione questo fu il suo verdetto: l'inverno sarà freddo,così prevedo!Il sergente riportò il responso al capitano il quale ordinò di raccogliere altra legna. A lavori eseguiti il sergente fu avvicinato dal capitano: Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio. Torna comunque dallo stregone per chiedere conferma delle sue previsioni. Così il sergente espresse i dubbi del capitano al veggente che, dopo aver nuovamente perlustrato l'orizzonte sulla collinetta ammise che le sue previsioni precedenti erano ottimistiche: 'inverno sarebbe stato più duro del previsto.E così la catasta si fece sempre più abbondante. Adesso possiamo stare tranquilli disse il sergente al capitano,ma questo:Tuttavia meglio verificare ancora,allo stregone l'ultima parola! Al sergente non rimaneva altro che rifare il tragitto...Lo stregone questa volta, dopo essersi soffermato a lungo sulla collinetta,con tono preoccupato disse: L'nverno sarà durissimo! Un soldato semplice del drappello osò avvicinarsi all'indiano venerando per chiedergli dove nascessero le sue convinzioni:vedi figliolo, i sogni e le ispirazioni non sono tutto per noi. Ci vuole anche perspicacia e senso pratico,vedi laggiù in fondo all'orizzonte quella catasta di legna? bene, più aumenta più io prevedo che l'inverno sarà duro...

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LA DEMAGOGIA

( La demagogia è quella cosa che, tra le mille varianti, finché si rimane sul piano delle promesse, finché si è all'opposizione, non costa nulla e rende col tempo. Lo sciocco non solo ne è la vittima ma ne è complice. Quando la promessa non è mantenuta, quando chi credeva facesse le sue ragioni prima di salire al potere gli gira le spalle è il primo a lamentarsene , a credere a nuove promesse ed a esaltarsi per chi sosterrà le sue proteste...)

Chiesero allo scemo del villaggio:Se tu avessi un miliardo cosa ne faresti?-Prometto che una metà la terrei per me e l'altra la darei al mio partito. -E se avessi due case cosa ne faresti? - Bè, una la terrei per me e l'altra la darei al partito.- E di due biciclette?- Ah,quelle le ho e me le tengo!

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APPUNTI SULL'EROS
Esperimento fatto, rifatto e rifacibile.

Negli ospedali, si sà, un ambiente gradevole sia da un punto di vista umano che materiale (a livello architettonico,con elementi naturalistici dentro e fuori.armonia degli spazi...) aiuta psichicamente il malato ma di più, accelera le guarigioni. Ma il massimo è stato ottenuto con infermiere piacevoli in tutti i sensi . L'esperimento ? Due reparti con degenti maschi affetti dalle stesse patologie e con comuni caratteristiche : da una parte però c'erano delle infermiere molto carine e dall'altra quelle da combattimento ordinario ( non tutte sopperiscono alla mancanza della bellezza fisica con virtù di dolcezza ed empatia ben più importanti ,costituendo la bellezza interiore) . Il decorso positivo della malattia era assai più veloce ... è inutile dire dove .

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SINCRONICITA ' DI UN SUICIDIO FALLITO

Nello spirito del sufismo c'è il ricercare ben sapendo che non c'è fine alla ricerca, ma questa ricerca è, per così dire, premiata da eventi significativi, sincronici,  segni che confortano e rassicurano della bontà della via. Ogni persona impara dalle sue esperienze ( più o meno sensatamente) , trova i suoi significati in particolari eventi della propria vita. Talvolta si dice : era proprio destino ! E questo quando si attribuisce ad una serie di circostanze un valore sottraendolo alla casualità ed all'abitudine. Si individua insomma una trama in cui l'incrociarsi di fatti fisici e psichici ci sembra appunto non casuale .Yung la chiamava sincronicità (famoso l'episodio dello scarabeo che entra nella stanza subito dopo che la paziente raccontava di averne sognato uno ,in esso lo psichiatra tedesco vide un simbolo di guarigione che del resto avvenne ) .Ma occorre come sempre distinguere : comunemente si concepiscono relazioni che sono solo immaginarie distorcendo in modo arbitrario la naturale disposizione della mente a estrarre elementi significativi dalle cose ( quanto si amplifica in uno stato schizofrenico ,ma anche qui come ha evidenziato Freud, c'è una trama significativa nel soggetto sia pur dissociata dal complesso della realtà oggettiva e convenzionale ). Non si trova nessuna stranezza nell'osservare che ogni cellula di un corpo è relazionata a tutto l'organismo né che ogni fenomeno dell'universo ,dove spazio e tempo sono relativi ,sia in relazione a tutte le leggi che lo governano . Perché dunque stupirsi quando sentiamo la nostra vita in sincronicità con la Vita Tutta ? ( -vedi cap XIII -fisica:le coincidenze significative -di A.Carotenuto "Jung e la cultura del xx secolo" Bompiani 95 ). Certo il mistico sa meravigliarsi della creazione e delle sue armonie che vede fluire liberamente, irrazionalmente nell'istante , senza per questo sentirsi particolarmente "speciale" (ognuno,in un modo o nell'altro è speciale) poiché ,Dio volendo ,tutti possono aprire gli occhi del cuore )

 Non poteva passare inosservato dai giornali questo caso di suicidio fallito : ...un signore,vittima di uno stato depressivo tenta il suicidio gettandosi dall'ultimo piano di un grattacielo ma,invece di sfracellarsi sull'asfalto rimbalza sul telone di un tir che passava sotto in quel momento. Illeso ritenta gettandosi da un ponte ferroviario ma dalla galleria esce un treno merci carico di trucioli...nuovamente illeso.Terzo tentativo :si chiude in casa,apre i rubinetti del gas ma nel mentre una squadra di operai addetti ai lavori di manutenzione chiude l'erogazione. Dopo questo tentativo l'aspirante suicida si libera dalla depressione convincendosi che dietro c'è un segno del destino : devo vivere per fare qualcosa di buono ! (probabilmente anche l'osservatore materialista più accanito non riuscirebbe a dargli torto).

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TUTTO E' RELATIVO...

C'era una volta un uomo saggio che andando al mercato trovò per terra un gioiello di valore. Mentre lo stava ammirando un mercante gli si fece vicino proponendogli in cambio del prezioso quattro cavalli arabi. Ling, così si chiamava, accettò e tornò a casa con quei magnifici animali. Gli amici quando seppero dell'accaduto gli diseero: "come sei fortunato" andavi al mercato per prendere un'asino e te ne torni con due coppie di cavalli che prolificando ti assicureranno ricchezza!"- "non so proprio" rispose Ling. "che strano uomo è mai questo che non gioisce delle fortune!" pensarono gli amici. Successe poi che sua figlia ,cadendo nel recinto ,venne scalcita da un cavallo. Portata all'ospedale dovette essere curata per alcuni mesi. "Che sfortuna ti è capitata!"dissero gli amici a Ling, sapendo che era lei ad aiutare il padre nell'accudire gli animali. Ma egli si limitò a dire "non è poi detto che sia così" .Gli amici rimbrottarono a Ling di non accettare l'evidenza dei fatti. Ma accedde che all'ospedale la figlia conobbe un giovane assai ricco che se ne innamorò. Presto si sposarono e pensò il giovane a rimediare ad ogni indigenza del suocero. Gli amici nuovamente si felicitarono con Ling della sua fortuna ma questi rispose laconicamente:"chissà?". Ed in effetti entro poco tempo...Ma fermiamoci qui che la storia va avanti all'infinito...

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IL VELENO

Un re, ogni volta che si accingeva a mangiare, era circondato di esperti ed assaggiatori i quali, dopo aver provato il cibo, davano il loro consenso. In quell'epoca il metodo più semplice per sbarazzarsi di qualcuno era quello di avvelenare il cibo.   Un giorno, il re, durante il pranzo, cominciò a tossire in quanto qualcosa,  come s'usa dire, "gli era andato per traverso". Arrivò un medico che gli infilò una sorta di cucchiaino per osservare nella gola. Egli finì la breve visita dicendo che non era nulla di grave ma il re poco dopo il pranzo morì avvelenato. Il consigliere fece controllare nuovamente il cibo e le bevande ma  da nessuna parte c'era traccia di veleno. Cosa poteva essere successo?

Qualcuno particolarmente intelligente sentendo questa storia ha capito come il re sia stato avvelenato. E' stato il medico che ha inserito il veleno sotto la lingua del re con la punta del cucchiaino. Ma le storielle sufi non sono mai raccontate per solo passatempo o per scoprire se una persona è intelligente. Cosa c'è sotto? Ancor oggi vengono organizzate mostre dal contenuto anche elevato e iniziative a scopo benefico inserendovi però dentro elementi apparentemente innocui ma culturalmente deviati e con messaggi infidi che vengono assimilati nell'insieme. E' una tecnica  che funziona con molti. L'antidoto è come sempre la conoscenza e la distinzione.

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IL RICCIO.

Durante-l'era-glaciale-molti-animali-morirono-per-il-freddo.
I ricci se ne accorsero e decisero di unirsi in gruppo e aiutarsi. In questo modo si proteggevano, ma le spine di ognuno ferivano i compagni più vicini che davano calore. Perciò decisero di allontanarsi e iniziarono a congelare e a morire.
Così capirono che o accettavano le spine del compagno vicino oppure sparivano dalla terra e morivano in massa. Con saggezza decisero di tornare tutti insieme. In questo modo impararono a convivere con le piccole ferite che un compagno vicino può causare, dato che la cosa più-importante-era-il-calore-dell’altro.
In-questo-modo-sopravvissero...

(ogni bene all'autore, a noi risulta anonimo, di questa fiaba e dell'immagine)

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  musica midi di sottofondo di Nazzareno Venturi (richiede explorer)